Si chiama scienza lo studio, attraverso l'esperimento e l'osservazione, del mondo materiale in cui viviamo. Naturalmente, nel condurre questi studi, la scienza trarrà le sue conclusioni basandosi sui fatti ottenuti mediante l'esperimento e l'osservazione e tenendone conto. Tuttavia, in ogni campo della scienza esistono anche alcune premesse fondamentali che vengono accettate prima della ricerca. L'insieme di tutte queste premesse viene chiamato in generale «paradigma».
Queste premesse fondamentali determinano la «direzione» delle ricerche scientifiche che verranno condotte. Il primo passo della ricerca scientifica consiste nel formulare un'«ipotesi» (supposizione). Gli scienziati avanzano dapprima una determinata ipotesi sull'argomento che intendono studiare. Successivamente questa ipotesi viene messa alla prova dei fatti scientifici. Se gli esperimenti e le osservazioni condotti confermano l'ipotesi, l'«ipotesi» viene chiamata «principio o legge dimostrati». Se invece l'ipotesi viene smentita, si mettono alla prova altre possibilità e il processo continua.
A ben guardare, la formulazione dell'ipotesi, che è la prima fase di questo processo, è legata a una visione del tutto errata accettata dagli scienziati. Ad esempio, a causa di questa loro visione sbagliata, gli scienziati possono avanzare un'ipotesi come «la materia possiede la capacità di organizzarsi da sé, senza alcuna organizzazione cosciente». Possono poi condurre per anni lunghe ricerche per confermare questa ipotesi. Ma la materia non possiede una simile proprietà e di conseguenza tutti questi sforzi finiranno nel fallimento. Anzi, se gli scienziati insistono molto su questa ipotesi, le ricerche possono continuare per anni, perfino per generazioni. Il risultato è un'enorme perdita di tempo e di risorse. In realtà, se all'inizio partissero dall'idea che «la materia non può organizzarsi da sé senza alcuna organizzazione cosciente», anche le ricerche scientifiche basate su di essa progredirebbero in modo molto rapido e preciso.
Si noti che questo aspetto, cioè formulare correttamente l'ipotesi, richiede una fonte diversa dalle scoperte scientifiche. Individuare correttamente questa fonte è molto importante, perché, come nell'esempio che abbiamo fatto poco fa, una fonte individuata in modo errato può far perdere al mondo della scienza anni, decenni e perfino secoli.
Questa fonte che si cerca è proprio la rivelazione che Allah ha trasmesso agli uomini. Infatti Allah è il Creatore dell'universo e di tutti gli esseri viventi e, di conseguenza, l'informazione più vera e indiscutibile su questi argomenti è quella che proviene da Allah. Così, nel Corano Allah ci dà informazioni importanti su questi argomenti. Le più evidenti di esse si possono elencare così:
Allah ha creato l'universo dal nulla. Tutto è stato creato con uno scopo. Come conseguenza di questa verità, nella natura e nell'intero universo non esiste un caos prodotto dal caso, ma un ordine perfetto che è stato creato.
Tutte le caratteristiche dell'universo materiale, e in particolare della Terra su cui viviamo, sono state create in modo adatto alla vita umana. Nei movimenti delle stelle e dei pianeti, nelle forme della superficie terrestre, nelle proprietà dell'acqua o dell'atmosfera c'è uno scopo preciso che rende possibile la vita dell'uomo.
Tutte le specie viventi sono state create da Allah. Inoltre, come viene spiegato nell'esempio delle api, anche i comportamenti di questi esseri viventi si realizzano grazie a un'ispirazione speciale che viene da Allah.
Queste sono le verità assolute che Allah ci insegna per mezzo del Corano. Una concezione della scienza fondata su queste verità otterrà senza alcun dubbio un grandissimo successo e servirà l'umanità in modo molto proficuo. Del resto, nella storia ve ne sono esempi evidenti. Il progresso scientifico osservato nel mondo musulmano nei secoli IX e X fu possibile proprio perché la scienza era costruita sui fondamenti corretti sopra elencati. Anche in Occidente, tutti i pionieri di campi scientifici come la fisica, la chimica, l'astronomia, la biologia e la paleontologia sono grandi scienziati che credevano nell'esistenza di Allah e che conducevano ricerche con lo scopo di studiare ciò che Egli ha creato.
Einstein espresse così l'importanza di fare riferimento alle verità religiose nel determinare gli obiettivi degli uomini:
«È la religione che determina il vero obiettivo dell'uomo. Ma anche la scienza ha qualcosa da dire sulla questione di quali mezzi sia importante utilizzare. La scienza viene formata e inquadrata entro limiti precisi da coloro che desiderano conoscere pienamente la verità. Eppure, alla sua origine, c'è in larga misura la religione. Non riesco a immaginare uno scienziato che non possieda una fede profonda.»6
Tuttavia, a partire dalla metà del XIX secolo, il mondo della scienza è stato allontanato da questo fondamento divino ed è caduto sotto l'influenza della filosofia materialista.
Il materialismo è un modo di pensare la cui storia risale all'antica Grecia; sostiene l'esistenza assoluta della materia e nega Allah.
Il materialismo ha fatto accettare per gradi queste sue tesi al mondo della scienza, e a partire dalla seconda metà del XIX secolo gran parte delle ricerche scientifiche è stata dedicata a sostenerle. A questo scopo furono proposti il «modello dell'universo infinito», che suppone che l'universo esista da sempre, la teoria dell'evoluzione di Darwin, che sostiene che la vita sia nata per caso, le idee di Freud, secondo cui la mente umana consisterebbe nel cervello, e altre teorie simili.
Ma oggi, guardando indietro, vediamo che queste tesi del materialismo hanno «fatto guadagnare» alla scienza soltanto una perdita di tempo. Infatti per decenni molti scienziati si sono sforzati di dimostrare ciascuna di queste tesi, ma i risultati emersi hanno mostrato che esse non sono valide. Le scoperte hanno dimostrato, esattamente come Allah rivela nel Corano, che l'universo è stato creato dal nulla, che è stato ordinato secondo uno scopo che tiene conto della vita umana e che è impossibile che la vita sia nata per caso e abbia subito un'evoluzione.
Esaminiamo ora queste verità una per una:
Ciò che la scienza ha perso a causa delle idee materialiste di «universo infinito»
Fino all'inizio del XX secolo, nel mondo della scienza dominato dai materialisti era diffusa l'idea che l'universo avesse dimensioni infinite, che esistesse da sempre e che sarebbe esistito per sempre. Secondo questa credenza, chiamata «modello dell'universo statico», l'universo non aveva né inizio né fine ed era l'insieme di una quantità illimitata di materia. Questa visione, che costituisce la base della filosofia materialista, negava anche che l'universo fosse stato creato.
Moltissimi scienziati che credevano nel materialismo o che erano stati influenzati da questa filosofia presero come base delle proprie attività scientifiche il suddetto modello dell'«universo infinito». Tutti gli studi nei campi dell'astronomia e della fisica si fondavano sul presupposto che la materia esistesse da sempre. In breve, per lunghi anni molti scienziati si erano sforzati invano. Infatti di lì a poco la scienza avrebbe distrutto questi miti.
Il primo a vedere che il modello dell'universo infinito era sbagliato e a proporre un'alternativa scientifica fu lo scienziato belga Georges Lemaître. Basandosi su alcuni calcoli dello scienziato russo Alexander Friedmann, Lemaître avanzò la teoria secondo cui l'universo aveva in realtà un inizio e, a partire da questo inizio, si espandeva continuamente. Inoltre affermò che si poteva rilevare la radiazione rimasta da quel momento iniziale.
Con il gigantesco telescopio che utilizzava, Hubble scoprì che le stelle si allontanano continuamente sia da noi sia l'una dall'altra.
Qui bisogna sottolineare anche che Georges Lemaître era al tempo stesso un religioso. Lemaître credeva con tutto il cuore che «Allah ha creato l'universo dal nulla». In altre parole, si avvicinava alla scienza partendo da un fondamento molto diverso da quello dei materialisti.
Gli anni successivi avrebbero dimostrato che il fondamento in cui credeva Lemaître era corretto. Per la prima volta l'astronomo americano Edwin Hubble, con il gigantesco telescopio che utilizzava, scoprì che le stelle si allontanano continuamente sia da noi sia l'una dall'altra. Se nell'universo tutto si allontanava da tutto, ciò indicava un'unica conclusione: l'universo era in espansione, cioè non era immobile come sostenevano i materialisti.
In realtà Albert Einstein aveva calcolato già in precedenza, a livello teorico, che l'universo non era statico. Ma poiché i dati ottenuti con questi calcoli non concordavano con il modello dell'universo statico dell'epoca, non approfondì questa sua scoperta e la mise da parte. In seguito Einstein definì questo episodio «il più grande errore della sua carriera».
L'espansione dell'universo indicava anche un'altra importante verità: poiché l'universo si espande, andando indietro nel tempo risultava che l'universo aveva cominciato a espandersi da un unico punto. I calcoli effettuati chiarivano poi che questo unico punto aveva volume zero. E l'universo era nato proprio dall'esplosione di questo punto. A questa esplosione fu dato il nome di «Big Bang», cioè «Grande Esplosione».
In realtà l'espressione secondo cui questo punto esploso aveva volume zero viene usata in senso teorico. Infatti l'espressione «volume zero» equivale a «nulla». Cioè l'universo è nato dal nulla. Per dirlo nel modo più corretto, «è stato creato dal nulla».
La teoria del «Big Bang» mostra in modo evidente la verità della creazione dal nulla. Tuttavia, perché questa teoria fosse accettata, bisognava trovarne anche le prove scientifiche. Nel 1948 George Gamow avanzò l'ipotesi che, se l'universo era nato da una grande esplosione, allora, come aveva già affermato Lemaître, nell'universo doveva esserci una radiazione rimasta da questa esplosione, e che questa radiazione doveva essere presente in uguale quantità in ogni parte dell'universo.
La prova che secondo Gamow era necessario trovare fu scoperta in breve tempo. Nel 1965 due ricercatori, Arno Penzias e Robert Wilson, scoprirono i resti di questa radiazione. Questa radiazione, chiamata «radiazione cosmica di fondo», non aveva origine dalla Terra, ma era diffusa in ogni parte dell'universo. Si scoprì così che l'onda di calore ricevuta per lungo tempo in uguale misura da ogni parte dell'universo era rimasta dai primi periodi del «Big Bang». Per questa scoperta Penzias e Wilson ricevettero il premio Nobel.
Il satellite COBE trovò in breve tempo le prove dell'ipotesi del «Big Bang».
Nel 1989 l'agenzia spaziale americana NASA inviò nello spazio il satellite artificiale «COBE» per studiare la radiazione cosmica di fondo. I sensibili sensori installati su questo satellite avanzato confermarono in pochi minuti i calcoli di Penzias e Wilson.
Il fatto che queste prove abbiano dimostrato che l'universo è stato creato da Allah dal nulla con il «Big Bang» sconcertò profondamente gli scienziati materialisti. Infatti videro crollare una dopo l'altra le attività di anni, le idee che avevano avanzato e le loro teorie infondate. Il noto filosofo ateo Antony Flew esprime così il suo pensiero su questo argomento:
«Si dice che la confessione faccia bene all'anima. Anch'io farò una confessione: il modello del “Big Bang” è piuttosto imbarazzante dal punto di vista di un ateo. Infatti la scienza ha dimostrato una tesi sostenuta dalle fonti religiose: la tesi che l'universo abbia avuto un inizio. Io credo ancora nell'ateismo, ma devo ammettere che difenderlo di fronte al “Big Bang” non è affatto facile né comodo».7 Come si vede da questo esempio, alcune persone che credono ciecamente nel materialismo non vogliono accettare le prove scientifiche, per quante se ne presentino loro. Anche quando riconoscono personalmente questa verità, non riescono a rinunciare al loro attaccamento al materialismo.
Ciononostante, oggi molti scienziati che un tempo negavano l'esistenza di Allah e credevano in una visione atea del mondo hanno accettato che l'universo è stato creato da Allah, Possessore di una potenza infinita. Ad esempio, lo scienziato americano William Lane Craig, noto per i suoi lavori sul «Big Bang», dice a questo proposito:
«In effetti, secondo la legge per cui “dal nulla viene soltanto il nulla”, il “Big Bang” deve avere una causa soprannaturale. Poiché la singolarità che precede l'esplosione è il limite in cui ha fine ogni concetto di spazio-tempo, è impossibile che il “Big Bang” abbia una causa fisica. Al contrario, la causa del Big Bang deve trovarsi completamente al di là dei limiti dello spazio e del tempo fisici, essere del tutto indipendente dall'universo e potente a un grado che la mente non può concepire. Inoltre questa causa deve essere essa stessa un essere cosciente dotato di volontà propria... Di conseguenza, la causa dell'origine dell'universo è un Creatore che, un tempo finito fa, ha fatto esistere l'universo per Sua sola volontà».8
Un'importante conclusione che la teoria del «Big Bang» ci mostra è, come abbiamo detto all'inizio, che una concezione della scienza basata sulla conoscenza divina ha un enorme successo nello svelare i segreti dell'universo. Gli scienziati che si rifacevano alla filosofia materialista avanzarono il modello dell'«universo infinito», ma nonostante tutti i loro sforzi non riuscirono a darne un fondamento. La teoria del «Big Bang», proposta da Georges Lemaître sulla base delle fonti religiose, ha invece dato impulso allo sviluppo della scienza e ha permesso di comprendere il vero inizio dell'universo. Guardando alla storia della scienza del XX secolo, possiamo vedere che una situazione simile esiste anche in altri campi.
Ciò che la scienza ha perso a causa della tesi «Nell'universo non c'è ordine»
Come sostenevano che l'universo esistesse da sempre, i materialisti affermavano anche che nell'universo non vi fossero né scopo né ordine. Sostenevano che tutto l'ordine, l'armonia e la corrispondenza presenti nell'universo fossero soltanto il risultato del caso. Anche questa tesi, come quella delle pagine precedenti, dominò il mondo della scienza a partire dalla seconda metà del XIX secolo e ne orientò gli studi.
Ad esempio, per poter dimostrare che nell'universo non c'è ordine, fu avanzata un'ipotesi chiamata «teoria del caos». Come abbiamo accennato nelle pagine precedenti, in questa teoria si sosteneva che dal caos (disordine) sarebbe sorto spontaneamente l'ordine, e per sostenere questa tesi furono compiuti innumerevoli studi scientifici. Calcoli matematici, studi di fisica teorica, esperimenti fisici e ricerche chimiche sono stati portati avanti senza sosta per rispondere alla domanda: «come si può dimostrare che l'universo è il risultato di un caos?».
In realtà ogni nuova ricerca ha reso ancora meno valide le loro ipotesi sul caos e sul caso e ha mostrato che nell'universo esiste in verità un ordine grandissimo. In particolare, le ricerche condotte a partire dagli anni Sessanta del Novecento rivelano che tutte le leggi fisiche dell'universo sono regolate in modo estremamente preciso per la vita umana. Man mano che le ricerche proseguivano, si è scoperto, una dopo l'altra, che le leggi della fisica, della chimica e della biologia, forze fondamentali come la gravità e l'elettromagnetismo, e le strutture degli atomi e degli elementi presenti nell'universo sono regolate esattamente nel modo necessario alla vita umana.
Se vediamo un sistema complesso, capiamo subito che è stato realizzato da un essere cosciente e intelligente.
Oggi gli scienziati occidentali chiamano questo ordine straordinario «principio antropico» (Anthropic Principle). Questo principio sostiene, in sostanza, che ogni dettaglio dell'universo è regolato in vista di uno scopo che tiene conto della vita umana.
Con questa conclusione è emerso che l'idea inculcata dalla filosofia materialista al mondo della scienza, secondo cui «l'universo è un ammasso di materia privo di qualsiasi scopo e significato, che funziona per caso», è in realtà una favola contraria alla scienza. Il famoso biologo molecolare Michael Denton commenta così questo argomento nel suo libro «Nature's Destiny» (Il destino della natura: come le leggi della biologia rivelano lo scopo nell'universo):
«Il nuovo quadro emerso nell'astronomia del XX secolo esercita una forte pressione contro un presupposto ampiamente accettato negli ambienti scientifici durante i quattro secoli trascorsi. Questo presupposto è l'idea che la vita sia un fenomeno casuale e insignificante apparso nell'universo... Le prove fornite dalla cosmologia e dalla fisica moderne sono proprio le prove che i sostenitori della teologia naturale del XVII secolo cercavano, ma che non riuscirono a trovare a causa del livello della scienza di quell'epoca».9
I «sostenitori della teologia naturale» menzionati in questo commento sono gli scienziati religiosi vissuti nei secoli XVII e XVIII che si prefiggevano di confutare l'ateismo e di dimostrare l'esistenza di Allah basandosi su prove scientifiche. Tuttavia, come si afferma nel commento sopra riportato, il basso livello della scienza di quell'epoca fece sì che non si potessero portare prove sufficienti alle verità esposte da questi scienziati, e di conseguenza l'ideologia materialista divenne dominante nel mondo della scienza nel XIX secolo. In realtà la scienza del XX secolo ha invertito questo processo e ha portato alla luce prove evidenti che dimostrano che l'universo è stato creato da Allah.
Il punto su cui è importante porre l'attenzione qui è la perdita di tempo che la superstizione materialista secondo cui «nell'universo non ci sono né scopo né ordine» ha causato al mondo della scienza. Tutte le teorie, le formule, gli studi di fisica teorica, le equazioni matematiche ecc. avanzati per sostenere questa superstizione sono sforzi spesi invano. Proprio come l'ideologia razzista, alimentando la Seconda guerra mondiale, trascinò l'umanità nella catastrofe, così anche l'ideologia materialista ha trascinato per niente il mondo della scienza nell'oscurità.
In realtà, se il mondo della scienza avesse preso come fondamento, invece dell'errore materialista, la verità che l'universo è stato creato da Allah, anche le ricerche scientifiche sarebbero state condotte in base a questa verità.
Ciò che il mondo della scienza ha perso a causa degli sforzi disperati per dimostrare la teoria dell'evoluzione
L'esempio più evidente di una scienza costruita su fondamenta sbagliate si può vedere nella teoria dell'evoluzione di Darwin. Questa teoria, entrata nel mondo della scienza 140 anni fa, è stata in realtà il più grande errore dell'intera storia della scienza.
La teoria dell'evoluzione sostiene che la vita sia nata dall'unione casuale di alcune sostanze inanimate. Secondo questa tesi, questi esseri viventi nati per caso si sarebbero evoluti, di nuovo per effetto del caso, trasformandosi in altri esseri viventi. Da più di un secolo e mezzo si compiono grandi sforzi per dimostrare questo scenario, ma le prove scientifiche vanno sempre contro la teoria. Infatti tutte le prove ottenute mostrano che l'evoluzione non è mai avvenuta, che non è vero che gli esseri viventi si siano trasformati gradualmente gli uni negli altri e che tutte le specie viventi sono state create separatamente e così come sono.
Eppure gli evoluzionisti, nonostante tutte queste prove evidenti, continuano a condurre innumerevoli ricerche ed esperimenti per dimostrare l'evoluzione, a scrivere volumi e volumi di libri fatti soltanto di assurdità e menzogne, a fondare istituti, a tenere conferenze e a realizzare programmi televisivi. Lo spreco di migliaia di scienziati e di enormi somme di denaro e risorse per una tesi che non è vera è una grande perdita per l'umanità. Se, invece di tutto questo danno, queste risorse fossero state impiegate in modo appropriato, fino a oggi si sarebbero potuti compiere passi molto importanti in campi scientifici molto utili e ottenere risultati precisi.
Alcuni scienziati e pensatori vedono quanto grande sia l'errore dell'evoluzione. Il giornalista e pensatore britannico Malcolm Muggeridge dice a questo proposito:
«Io stesso mi sono convinto che la teoria dell'evoluzione sarà uno dei più grandi argomenti di scherno nei libri di storia del futuro. Le generazioni future si stupiranno che un'ipotesi così infondata e incerta sia stata accettata con un'ingenuità tanto incredibile».10
Lo scienziato scandinavo Søren Løvtrup, nel suo libro «Darwinism: The Refutation of a Myth» (Darwinismo: la confutazione di un mito), afferma:
«Penso che tutti riterranno una grandissima sventura che interi campi della scienza diventino dipendenti da una teoria sbagliata. Ed è proprio ciò che è accaduto in biologia. Da molto tempo si discute del problema dell'evoluzione con concetti darwinisti, con concetti come “adattamento”, “pressione selettiva” o “selezione naturale”. E poi, con queste discussioni, si ritiene di aver dato un contributo alla spiegazione dei fenomeni naturali. Ma in realtà non si dà alcun contributo... Credo che un giorno il mito del darwinismo sarà riconosciuto come il più grande inganno della storia della scienza».11
Alcuni scienziati evoluzionisti avvertono perfino che la teoria che difendono non corrisponde ai fatti e ne sono preoccupati. Lo scienziato evoluzionista Paul R. Ehrlich, in un'intervista alla rivista «Science», dicendo che «oggi perpetuare la teoria dell'evoluzione come un dogma ostacolerà spiegazioni più soddisfacenti del mondo che è oggetto di osservazione»,12 ammette, sia pure indirettamente, il danno che la fede cieca nella teoria dell'evoluzione arreca alla scienza.
Esaminiamo ora le battaglie condotte per sostenere le tesi antiscientifiche della teoria dell'evoluzione, che in realtà hanno causato alla scienza soltanto una perdita di tempo e di risorse.
Le perdite causate alla scienza dalla tesi «La materia inanimata
può generare la vita»
Qual è l'origine della vita? Che cosa distingue un uccello o una giraffa dalla pietra, dall'acqua, dalla terra, in breve dalla materia inanimata?
La risposta a questa domanda viene cercata fin dai tempi antichi della storia. Le opinioni emerse su questo argomento si raccolgono attorno a due fondamenti diversi. La prima opinione sostiene che tra gli esseri viventi e la materia inanimata vi sia un confine molto sottile, che questo confine possa essere superato facilmente e che la materia inanimata possa animarsi da sé. Nel linguaggio scientifico questa opinione si chiama «abiogenesi».
La seconda opinione, invece, ammette che tra la vita e la materia inanimata vi sia un confine grande e invalicabile. La materia inanimata non può animarsi da sé e ogni essere vivente nasce soltanto da un altro essere vivente. Questa opinione, espressa con la frase «la vita viene dalla vita», si chiama «biogenesi».
È interessante notare che l'idea dell'«abiogenesi» è legata alla filosofia materialista, mentre l'idea della «biogenesi» è legata alle fonti religiose. Fin dall'inizio la filosofia materialista ha sempre sostenuto che la materia inanimata potesse animarsi. I pensatori dell'antica Grecia credevano che esseri viventi semplici nascessero continuamente dalla materia inanimata.
Al contrario, le fonti divine affermano che Colui che dà la vita alla materia è soltanto Allah. Nei versetti del Corano è detto:
«In verità è Allah che fa germogliare e schiudere il seme e il nocciolo, che fa uscire il vivo dal morto e il morto dal vivo. Questo è Allah! Come potete dunque allontanarvi da Lui?»
Nel Medioevo, quando le conoscenze degli uomini sulla natura erano molto limitate, a causa di alcune osservazioni errate la credenza nell'«abiogenesi» era molto diffusa. Vedendo che la carne lasciata all'aperto si riempiva di vermi, la gente pensava che i vermi si formassero «da sé» sulla carne. Si credeva anche che i topi dei granai nascessero spontaneamente dai mucchi di grano. Questa credenza, nota come «generazione spontanea» (Spontaneous generation), fu accettata dalle grandi masse fino al XVII secolo.
Tuttavia gli esperimenti condotti da due scienziati fecero crollare la credenza nella «generazione spontanea». Il primo di loro fu Francesco Redi. Negli esperimenti che condusse nel 1668 dimostrò che i vermi che comparivano sulla carne non si formavano da sé, ma nascevano dalle uova deposte dalle mosche. Di fronte a ciò, i sostenitori dell'idea dell'«abiogenesi» fecero un passo indietro e affermarono che dalla materia inanimata si formavano non esseri viventi più grandi come i vermi o le rane, ma microbi invisibili a occhio nudo. Le discussioni continuarono per quasi due secoli. Infine il biologo francese Louis Pasteur, con una serie di esperimenti, dimostrò che anche per i microbi è impossibile formarsi dalla materia inanimata. Pasteur spiegava così il risultato ottenuto:
«La materia può organizzarsi da sé?... No, le conoscenze di cui disponiamo oggi mostrano che nemmeno gli esseri microscopici possono venire al mondo senza genitori viventi simili a loro».13
Redi e Pasteur avevano un'importante caratteristica in comune: entrambi gli scienziati credevano nell'esistenza di Allah e nel fatto che tutti gli esseri viventi fossero stati creati da Lui. Questa fede ebbe un grande ruolo anche nel comprendere l'assurdità dell'idea dell'«abiogenesi». Mentre gli scienziati influenzati dalla filosofia materialista (evoluzionisti come Darwin e Haeckel) difendevano con insistenza l'idea dell'«abiogenesi», questi scienziati, poiché si avvicinavano alla scienza partendo dal fondamento giusto, colsero la verità della «biogenesi».
Gli evoluzionisti, però, continuarono a opporsi a questa verità evidente. Il loro attaccamento cieco alla filosofia materialista li trascinò in una lotta disperata che sarebbe durata un secolo. Due scienziati materialisti, Alexander Oparin e J. B. S. Haldane, proposero il concetto di «evoluzione chimica». Secondo Oparin e Haldane l'«abiogenesi» non si realizza in breve tempo, ma potrebbe diventare possibile in tempi lunghi. In realtà questa tesi, contraria ad alcune leggi fondamentali, prima fra tutte il secondo principio della termodinamica, si trasformò in un vicolo cieco tale da far perdere tempo al mondo della scienza.
In quel periodo molti scienziati cercarono di condurre esperimenti che dessero fondamento alla tesi dell'evoluzione chimica o di sostenerla con nuove teorie. Laboratori giganteschi, grandi istituti e università furono mobilitati per sostenere questa tesi. Ma tutti questi sforzi finirono nel fallimento.
Il professor Klaus Dose, noto evoluzionista e direttore dell'Istituto di Biochimica dell'Università Johannes Gutenberg, ammette così che tutte le attività volte a dimostrare che la materia inanimata ha generato la vita non hanno dato alcun risultato:
«Tutti gli esperimenti condotti per oltre trent'anni nei campi dell'evoluzione chimica e molecolare sull'origine della vita, invece di trovare una risposta alla domanda sull'origine della vita, hanno portato a rendersi conto di quanto grande sia il problema. Attualmente tutte le teorie e gli esperimenti in questo campo o finiscono in un vicolo cieco, o si concludono con confessioni di ignoranza».14
Se il mondo della scienza non si fosse lasciato conquistare dall'idea dell'«abiogenesi», che è una superstizione materialista, tutti questi sforzi senza scopo compiuti sotto il nome di «evoluzione chimica» avrebbero forse potuto essere indirizzati verso studi più utili. Se il mondo della scienza avesse agito sapendo che la vita è stata creata da Allah e che soltanto il nostro Signore possiede il potere di dare la vita, si sarebbe potuto evitare lo spreco di tempo, di denaro e di persone. In tal caso la scienza, invece di cercare di dimostrare i miti dell'antica Grecia, si sarebbe rivolta a nuove scoperte e ricerche utili all'umanità.
Oggi il mondo della scienza ha dimostrato che la materia inanimata non può, per effetto del caso, organizzarsi da sé e, unendosi ad altra materia inanimata, formare una cellula perfetta ed estremamente complessa. Allo stesso modo è del tutto evidente che i milioni di specie viventi che vediamo intorno a noi non possono essersi formati, come sostengono gli evoluzionisti, da cellule unitesi per caso. È chiaro che un fiore, un pavone, una tigre, una formica, in breve nessun essere vivente, è venuto all'esistenza per volontà di cellule incoscienti formate dall'unione di atomi incoscienti.
Neppure uno scienziato che conduce ricerche approfondite su questi argomenti è un essere nato dalla decisione di atomi incoscienti. Non c'è alcun dubbio che è impossibile che atomi incoscienti diano origine a un essere umano estremamente cosciente.
Infatti nel Corano, migliaia di anni fa, è stato mostrato che è Allah che ha creato la vita dal «nulla», che è Allah che dà la vita e che nessun altro essere all'infuori di Lui possiede il potere di «dare la vita».
Se la scienza si fosse basata su queste verità che Allah ha rivelato agli uomini, non avrebbe perso tempo così a lungo «passando il tempo» con una ricerca senza risultati portata avanti dagli evoluzionisti.
La perdita causata alla scienza dai tentativi di dimostrare la tesi dell'«evoluzione delle specie»
Sulla Terra esistono milioni di specie viventi, e queste specie differiscono l'una dall'altra per molti aspetti. Cavalli, uccelli, serpenti, farfalle, pesci, gatti, pipistrelli, lombrichi, formiche, elefanti, zanzare, api, delfini, stelle marine, meduse, cammelli... Tra le caratteristiche fisiche di ciascuno di questi esseri viventi, l'ambiente in cui vivono, i metodi di caccia, le tattiche di difesa, le abitudini alimentari, la riproduzione, in breve tra tutte le caratteristiche che possiedono, vi sono grandi differenze.
«Allah ha creato ogni essere vivente da un'acqua (sperma). Alcuni di loro strisciano sul ventre, altri camminano su due zampe, altri su quattro. Allah crea ciò che vuole. In verità Allah ha potere su tutte le cose!»
«In verità nei cieli e sulla terra vi sono segni per i credenti! E nella vostra creazione e negli esseri viventi che Egli ha disseminato vi sono segni per coloro che credono con certezza» (Sura al-Jathiya, 3-4).
Ma come sono venuti all'esistenza questi esseri viventi?
Chiunque rifletta su questa domanda usando la ragione comprenderà che tutti gli esseri viventi sono stati creati in modo perfetto. Ogni progetto indica l'esistenza del progettista che lo ha realizzato. Anche gli esseri viventi, come tutti gli altri esempi di progetto presenti nell'universo, dimostrano l'esistenza di Allah.
Del resto, questa verità ci è stata rivelata per mezzo della religione islamica.
Nel Corano Allah ci ha spiegato come sono comparsi gli esseri viventi: il nostro Signore ha creato separatamente tutte le specie viventi. Con il Suo progetto impareggiabile e la Sua sapienza infinita, Allah ha dato a ogni essere vivente caratteristiche molto diverse e ha fatto conoscere agli uomini la Sua potenza, la Sua intelligenza e la Sua sapienza infinite. Ecco alcuni dei versetti relativi alla creazione degli esseri viventi:
«Tra i Suoi segni vi è la creazione dei cieli e della terra e degli esseri viventi che vi ha disseminato. Ed Egli ha il potere di riunirli quando vuole!»
«Allah ha creato ogni essere vivente da un'acqua. Alcuni di loro strisciano sul ventre, altri camminano su due zampe, altri su quattro. Allah crea ciò che vuole. In verità Allah ha potere su tutte le cose!»
«Allah ha creato i cieli senza colonne che possiate vedere, ha posto sulla terra montagne salde perché non vacillasse con voi e vi ha disseminato animali di ogni specie. E Noi abbiamo fatto scendere dal cielo la pioggia e vi abbiamo fatto crescere ogni sorta di nobili piante. Questa è la creazione di Allah. Mostratemi dunque che cosa hanno creato gli altri all'infuori di Lui! No, gli ingiusti sono in un errore evidente».
Carl Linnaeus, che credeva che tutti gli esseri viventi fossero stati creati da Allah, fu il primo a studiare gli esseri viventi classificandoli e divenne il fondatore di questo sistema.
Questa verità della creazione ha aiutato gli scienziati nella nascita di campi scientifici come la biologia, l'anatomia e la paleontologia. Grandi scienziati come Carl Linnaeus, che per primo studiò gli esseri viventi suddividendoli in classi ed è noto come «il fondatore della sistematica», Georges Cuvier, fondatore della paleontologia e dell'anatomia comparata, Gregor Mendel, che scoprendo le leggi dell'ereditarietà pose le basi della genetica, o Louis Agassiz, considerato «il più grande biologo dell'America del XIX secolo», si dedicarono alla scienza sapendo che tutte le specie viventi sono state create da Allah.
Tuttavia, con l'accettazione della teoria dell'evoluzione proposta da Charles Darwin, il mondo della scienza aveva intrapreso tentativi di «dimostrare che le specie si sono formate le une dalle altre per effetto dell'evoluzione». Questo tentativo aveva indirizzato gli scienziati verso molte ricerche senza risultato. Negli scavi di fossili condotti in ogni parte del mondo si cominciarono a cercare i fossili di forme intermedie che in realtà non sono mai esistite. Furono elaborati scenari immaginari su come le specie si sarebbero formate le une dalle altre per mezzo dell'evoluzione. Questi scenari trovarono spazio nelle riviste scientifiche e furono insegnati ai giovani nelle scuole come materia di studio.
Per comprendere meglio come gli evoluzionisti abbiano usato la loro scienza al servizio di vane fantasie, è utile mostrare alcuni esempi di questi scenari. Ad esempio, una fonte evoluzionista racconta così la trasformazione dei rettili in mammiferi:
Alcuni rettili che vivevano nelle regioni fredde svilupparono un metodo per riscaldare il proprio corpo... Le loro squame divennero sempre più appuntite e si trasformarono in peli. Un altro adattamento avvenuto in questa fase fu la comparsa della sudorazione: essa permetteva all'animale, quando necessario, di raffreddare il corpo grazie all'evaporazione dell'acqua. A quel punto, inaspettatamente, alcuni piccoli cominciarono a leccare il sudore sul corpo della madre per nutrirsi. Per questo motivo alcune ghiandole sudoripare cominciarono a secernere sempre più sudore, e questa secrezione alla fine si trasformò in latte. Così i piccoli di questi primi mammiferi ebbero un inizio di vita migliore.15
Per dimostrare la veridicità di questa tesi evoluzionista è stato necessario provare scientificamente eventi «impossibili» come la trasformazione del sudore in latte e delle squame in peli, e migliaia di scienziati, anche questa volta, hanno speso il loro tempo per questa storia. In realtà nessuna di queste trasformazioni è possibile. Innanzitutto il latte materno, che contiene tutto ciò di cui un neonato ha bisogno, non può nascere, come sostiene la tesi sopra riportata, dall'evoluzione del «sudore». Infatti il latte materno è una sostanza adattata appositamente alle esigenze del neonato e regolata in ogni fase secondo una precisa pianificazione. Ogni sostanza di cui il neonato ha bisogno si forma nel latte materno proprio nel momento in cui è necessaria. Ad esempio, nel giorno in cui il neonato ha bisogno di potassio, il latte materno ne contiene una grande quantità. Questa stessa regolazione riguarda tutte le altre sostanze di cui il neonato ha bisogno in base al suo sviluppo. È chiaro che un alimento così miracoloso non può essersi formato attraverso coincidenze incoscienti.
Allo stesso modo, anche l'altra parte della tesi sopra riportata, cioè la storia della «trasformazione evolutiva delle squame dei rettili nei peli dei mammiferi», è in contraddizione con i fatti scientifici. Squame e peli hanno strutture completamente diverse:
1- I peli hanno una struttura follicolare, cioè crescono all'interno di una piccola sacca. Le squame, invece, sono strati all'interno della pelle. Inoltre le fasi di sviluppo, di crescita e di caduta delle squame sono diverse da quelle dei peli, e sotto questi aspetti non si somigliano affatto.
2- Non esiste alcuna prova che i peli si siano formati dalle squame per effetto dell'evoluzione. Come non esistono fossili a sostegno di queste tesi degli evoluzionisti, così non esiste nemmeno un meccanismo logico da proporre.
Questa non è l'unica «storia» antiscientifica proposta sulla trasformazione immaginaria dei rettili in mammiferi. Ogni evoluzionista ha una sua «storia» particolare. In modo analogo sono stati costruiti molti scenari immaginari sull'evoluzione dei dinosauri e sulla loro trasformazione in uccelli. In uno di questi scenari si racconta che i dinosauri cominciarono a volare mentre inseguivano le zanzare. Un altro scenario sostiene che i dinosauri, saltando da un albero all'altro, aprirono le ali e volarono. Il compito di «dimostrare» questi scenari, che ogni evoluzionista inventa grazie alla propria immaginazione, ricade sulla scienza. Fino a oggi molti scienziati hanno studiato come i dinosauri potessero volare correndo o saltando di ramo in ramo, e hanno speso anni per dimostrare come le squame si siano trasformate in penne. Anche il noto evoluzionista e ornitologo Alan Feduccia è uno degli scienziati evoluzionisti che hanno speso inutilmente anni su questo argomento. Feduccia, che ha dedicato 25 anni a studiare se esista un legame tra i dinosauri e gli uccelli, alla fine dei suoi studi ha fatto questa ammissione:
«Ho studiato i crani degli uccelli per 25 anni e non ho trovato alcuna somiglianza con i dinosauri. La teoria secondo cui gli uccelli si sarebbero evoluti dai quadrupedi sarà il più grande imbarazzo della paleontologia del XX secolo».16
Le penne degli uccelli hanno strutture completamente diverse dalle squame dei rettili e sono state create con caratteristiche estremamente complesse che aiutano gli uccelli a volare.
Gli scenari evolutivi non finiscono qui. Come ammette anche il paleontologo evoluzionista Colin Patterson, «sulla natura della vita esistono molte storie disperate, ciascuna più immaginaria dell'altra».17 Gli evoluzionisti hanno avanzato anche l'idea fantastica secondo cui i mammiferi marini come le balene e i delfini si sarebbero formati dall'evoluzione di orsi a cui piaceva entrare in mare. Per trovare un fondamento a questo scenario hanno proposto teorie su creature metà orso e metà balena e hanno scritto storie sulle «balene che camminano».
Naturalmente gli evoluzionisti possono fantasticare quanto vogliono e credere agli scenari che preferiscono. Il problema, però, è che per «dimostrare» questi scenari hanno sprecato inutilmente le risorse e il tempo della scienza. Come ha affermato a proposito degli scenari evolutivi un altro noto scienziato evoluzionista, Pierre-Paul Grassé, «non esiste una legge che vieti di fantasticare, ma la scienza non deve essere coinvolta in questo».18
Finché la scienza verrà impiegata al servizio di ipotesi dal fondamento errato come il darwinismo, continuerà a rincorrere favole di questo genere. In realtà, se si accetta la verità della creazione, tutti questi sforzi infruttuosi che ostacolano la scienza scompariranno. Come abbiamo detto all'inizio, Allah ha creato separatamente ogni specie vivente. Le caratteristiche fisiche di ciascuna, le abitudini alimentari, i metodi di caccia, le tattiche di difesa, il modo di allevare i piccoli ecc. formano tra loro una corrispondenza perfetta. Sostenere che questa corrispondenza sia nata per caso e poi cercare di dimostrarlo è del tutto fuori luogo. Infatti questa perfezione non può nascere per caso, ma può essere prodotta soltanto dalla potenza e dal controllo del nostro Signore, il Creatore supremo. Di conseguenza, invece di costruire storie frutto dell'immaginazione, studiare i sistemi esistenti e portarne alla luce le caratteristiche darà un enorme contributo alla scienza. E la cosa più importante di tutte è che le ricerche condotte in questa direzione ci aiutano a conoscere meglio Allah, il Possessore della potenza suprema, che ha creato dal nulla l'uomo e l'intero universo.
Il problema delle mutazioni
Una delle tesi della teoria dell'evoluzione che fanno perdere tempo alla scienza sono anche le ricerche disperate di «mutazioni utili». Il neodarwinismo propone come «meccanismo dell'evoluzione» due concetti, uno dei quali sono le mutazioni. Per questo motivo, dal punto di vista della teoria dell'evoluzione, è indispensabile dimostrare che le mutazioni producono effetti benefici sugli esseri viventi. Tuttavia, contrariamente a quanto sostengono gli evoluzionisti, le mutazioni sono sempre dannose e non si è mai osservato che abbiano un effetto di carattere evolutivo.
Gli evoluzionisti sostengono che le zampe anteriori dei dinosauri che inseguivano le mosche si siano trasformate in ali; non esitano a proporre teorie così immaginarie, perfino ridicole.
Gli evoluzionisti, invece, hanno prodotto con insistenza esempi di mutazioni artificiali e si sono impegnati in una lotta durata decenni per osservare mutazioni utili. Ad esempio, sui moscerini della frutta sono stati condotti numerosissimi esperimenti di mutazione, sempre nella speranza che si verificasse una «mutazione che migliora l'informazione genetica». Il risultato, però, era stato un completo fallimento. Lo scienziato evoluzionista Michael Pitman dice così di questi esperimenti di mutazione durati anni e rimasti senza risultato:
«Molti genetisti hanno sottoposto per generazioni i moscerini della frutta a innumerevoli mutazioni. Ne è forse risultata un'evoluzione artificiale? Purtroppo no. Solo una piccolissima parte delle creature prodotte dai genetisti è riuscita a sopravvivere fuori dalle bottiglie in cui veniva nutrita. In pratica, tutti i moscerini sottoposti a mutazione sono morti, sono rimasti menomati o sono diventati sterili».20
Il noto evoluzionista Gordon Taylor esprime così il fatto che negli esperimenti di mutazione sono andati perduti 50 anni:
«Per cinquant'anni sono stati condotti migliaia di esperimenti sui moscerini, ma non si è mai osservata la comparsa di una nuova specie. Non si è formato nemmeno un solo enzima».21
Anche guardando alle tesi degli evoluzionisti su altri argomenti scientifici, la situazione non cambia. Gli evoluzionisti difendono il darwinismo nonostante ogni genere di scoperta scientifica, e poi cercano perfino di nasconderlo travestendolo da «pazienza scientifica». In realtà ciò che mostrano non è pazienza scientifica, ma ostinazione contro la scienza.
Il problema dei fossili
Un'altra causa della perdita di tempo che la teoria dell'evoluzione ha procurato alla scienza è il fatto che la paleontologia (la scienza che studia i fossili) si è trovata in un vicolo cieco nel tentativo di dimostrare questa teoria. Naturalmente per conoscere la storia della vita sulla Terra sono necessarie ricerche paleontologiche. Ma le visioni errate della teoria dell'evoluzione influiscono negativamente sulle ricerche sui fossili e indirizzano gli scienziati nella direzione sbagliata. In particolare, alcuni dei paleontologi che studiano il tema dell'«antenato dell'uomo» si sono trovati in un vicolo completamente cieco. Tutte le ricerche condotte per trovare creature immaginarie metà scimmia e metà uomo sono rimaste senza risultato.
Bisogna inoltre dire che le ricerche sui fossili si svolgono in condizioni molto difficili e richiedono grandi risorse finanziarie. L'allestimento di accampamenti in cui gruppi di ricerca formati da decine di persone vivono per mesi, soprattutto in zone come le steppe africane, e le attività condotte in queste condizioni difficili, sotto un sole cocente, con finanziamenti che richiedono miliardi di dollari, non hanno dato alcun risultato nell'ultimo secolo e mezzo.
Il noto ricercatore evoluzionista di fossili Richard Leakey e il noto ricercatore Roger Lewin hanno fatto questa ammissione su questi studi infruttuosi:
Purtroppo il percorso dell'evoluzione umana ci offre indizi molto scarsi e deboli: strumenti di pietra, frammenti di crani, un pezzo di osso di una gamba, mezza mandibola, raramente un cranio intero e, naturalmente, moltissimi denti... Questo è tutto ciò che siamo riusciti a trovare nelle rocce, ora sepolte in profondità, dove un tempo vivevano i nostri antenati... Se qualcuno cercasse, ad esempio, di raccogliere in una stanza tutti i fossili finora trovati dei nostri antenati vissuti cinque o un milione di anni fa, per esporli tutti basterebbero solo alcuni grandi tavoli. Ancora peggio, per sistemare i fossili ritrovati degli ominidi vissuti 15 o 6 milioni di anni fa basterebbe una scatola da scarpe non molto grande.22
Tutto questo è uno spreco di tempo, di informazioni, di lavoro, di denaro e di risorse compiuto in nome della «scienza». In tutto il mondo migliaia di università, istituzioni e organizzazioni scientifiche, milioni di scienziati, insegnanti e studenti, laboratori, tecnici e strumenti tecnici e innumerevoli altre risorse sono stati mobilitati per dimostrare una tesi estranea alla verità. Ma non ne emerge alcun risultato, e le nuove scoperte mostrano ancora più chiaramente che la tesi evoluzionista è sbagliata.
Lo scienziato evoluzionista S. J. Jones, in un articolo scritto per la rivista «Nature», spiega così il vicolo cieco in cui è caduta la paleoantropologia, cioè la ricerca dei fossili relativi agli antenati dell'uomo:
«I paleoantropologi cercano nervosamente di nascondere la scarsità di fossili. La paleoantropologia deve essere ancora l'unico campo della scienza in cui si diventa noti semplicemente avanzando un'opinione. In paleoantropologia, l'accettazione di un'idea dipende da chi grida più forte».23
Le perdite che chi nega «l'ordine perfetto della natura» ha «fatto guadagnare» alla scienza
Non accettare la verità della creazione nella natura, in altre parole l'«ordine» nella natura, in realtà ostacola la ricerca scientifica. Infatti uno scienziato che sa che nella natura esiste un ordine si mette al lavoro con l'idea di studiare questo ordine e il suo scopo. Un evoluzionista, invece, poiché vede tutta la natura come un ammasso di materia privo di scopo, non servirà questo stesso fine.
Il matematico e filosofo americano William Dembski è uno degli scienziati che sostengono che nella natura vi sia un «ordine». Dembski spiega che la visione evoluzionista, non vedendo alcuno scopo nella natura, rallenta il progresso scientifico. Come esempio cita il concetto di «junk DNA» («DNA spazzatura») proposto dagli evoluzionisti a proposito del DNA (secondo l'ipotesi degli scienziati evoluzionisti, il «DNA spazzatura» è costituito da parti del DNA che non contengono alcuna informazione genetica e di conseguenza non hanno alcuna funzione). Dembski dice:
«Il concetto di ordine non fermerà il progresso scientifico. Al contrario, nei punti in cui gli approcci evoluzionisti tradizionali danneggiano la ricerca scientifica, il concetto di ordine darà impulso a nuove ricerche. Consideriamo il concetto di “DNA spazzatura”. Con questo termine si pensa che l'informazione genetica di un essere vivente sia il prodotto di un processo evolutivo lungo e privo di scopo e che, di conseguenza, solo una parte di questa informazione genetica sia utile all'organismo. Secondo il modo di pensare evoluzionista, dovrebbero esserci notevoli quantità di parti di DNA inutili. Ma se accettiamo che gli esseri viventi sono stati ordinati, allora penseremo che il DNA sia altamente funzionale. In effetti, alcune delle scoperte più recenti indicano che considerare “spazzatura” alcune parti del DNA deriva in realtà dalla scarsità delle nostre conoscenze sul DNA. In uno degli ultimi numeri del «Journal of Theoretical Biology», John Bodnar afferma che i frammenti di DNA che nell'informazione genetica delle cellule eucariote non svolgono una funzione di codifica (cioè “spazzatura”) rappresentano in realtà una sorta di «codici di un linguaggio genetico» che assicurano la crescita e lo sviluppo dell'organismo. Il concetto di ordine spinge gli scienziati a cercare funzioni (negli esseri viventi), mentre l'evoluzione ostacola questo tentativo... Introdurre il concetto di ordine nella scienza accrescerà ulteriormente gli sforzi scientifici... Tutti gli strumenti di comprensione usati finora per il progresso scientifico continueranno a essere usati. Ma il concetto di ordine fornisce allo scienziato un nuovo strumento di comprensione. Fa emergere nuovi argomenti di ricerca. Infatti, quando sappiamo che una cosa è stata ordinata, vogliamo scoprire anche come è stata creata e quale sia il suo scopo».24
Come si vede, comprendere che gli esseri viventi sono stati creati da Allah apre nuovi orizzonti alla scienza e permette anche una comprensione più corretta della natura.
Ma gli scienziati materialisti, poiché negano la creazione di Allah, sostengono che ogni essere vivente che vive in natura si sia formato per caso. Secondo loro, in un universo nato per caso è del tutto naturale che vi siano «sostanze difettose o inutili» o «regolazioni difettose».
Come conseguenza di questo modo di pensare errato, fino a oggi molte prove scientifiche sono state valutate in modo sbagliato e per lunghi anni molte verità non sono state portate alla luce. Ad esempio, uno scienziato materialista che esamina una penna d'uccello trovata in natura, osservandone la struttura asimmetrica, penserà che questa struttura sia disordinata «perché si è formata per caso» e non riterrà necessario studiare la struttura asimmetrica della penna.
Per uno scienziato che crede che Allah abbia creato ogni essere con uno scopo e con un ordine perfetto, invece, la struttura asimmetrica della penna è una caratteristica che deve assolutamente essere studiata. Uno scienziato che agisce in questa direzione vedrà in brevissimo tempo che la struttura asimmetrica delle penne è indispensabile per il volo degli uccelli e che gli uccelli con penne a struttura simmetrica non sono in grado di volare.
Nel mondo della scienza si incontrano spesso esempi simili. Ad esempio, una situazione analoga si è verificata tra gli scienziati che studiavano le api da miele. Alcuni scienziati che calcolavano con quali angoli le api uniscono le celle dei loro favi avevano calcolato che le due misure angolari usate dalle api si discostavano di 0,02 gradi dalle misure nella proporzione più perfetta (dalle misurazioni effettuate era risultato che le api costruiscono questi angoli rispettivamente a 109,28 e 70,32 gradi. Con calcoli molto precisi il matematico König aveva calcolato che gli angoli più adatti a questo scopo dovevano essere 109,26 e 70,34.)
Gli scienziati che si occupavano della questione erano giunti alla conclusione che le api avessero commesso un piccolo errore di calcolo; il matematico scozzese Colin Maclaurin (1698-1746), però, non si accontentò di queste spiegazioni e ripeté l'esperimento, ottenendo questo risultato: König e il suo gruppo, a causa di un piccolo errore in una tavola dei logaritmi, avevano fatto un calcolo sbagliato che produceva una differenza di 0,02 gradi.25 Si scoprì così che erano state le api a calcolare correttamente l'angolo più perfetto, e gli scienziati a calcolarlo in modo sbagliato!
Chi sa che Allah ha creato tutti gli esseri viventi in modo perfetto non penserà mai che una caratteristica incontrata in natura contenga un errore. Sa che ogni caratteristica che vede è stata creata da Allah con uno scopo.
Un altro esempio dell'errore in cui sono incorsi gli scienziati che non credono nella creazione perfetta di Allah riguarda ancora le api: in un articolo scritto da Ben Crystall sulla rivista «New Scientist» del 12 ottobre 1996 si affermava che le api da miele, in volo, a volte battono le ali più del necessario e che di conseguenza il loro volo è inefficiente. Secondo la tesi di questo articolo, le api battono le ali a volte con frequenza minore e a volte con frequenza maggiore, ma ciononostante volano alla stessa velocità e, di conseguenza, quando battono molto le ali sprecano inutilmente energia. Secondo l'autore, questo era un difetto di progettazione.
Tuttavia un gruppo di ricerca guidato da Jon Harrison dell'Arizona State University, nel corso dei suoi studi, scoprì le ragioni estremamente importanti della differenza nella frequenza del battito d'ali delle api da miele. Pubblicarono i risultati ottenuti sulla rivista «Science» (1996, vol. 274, p. 88). Questi ricercatori, variando la temperatura dell'ambiente, misurarono la temperatura corporea delle api, la frequenza del battito d'ali e il tasso metabolico. Man mano che la temperatura saliva da 20 a 40 gradi, la frequenza del battito d'ali diminuiva. Dalla ricerca risultò che le api nelle giornate calde battono le ali con minore frequenza, mentre con il freddo le battono di più. Tuttavia non si osservava alcun cambiamento nella velocità di volo. Con il freddo, grazie all'energia in eccesso prodotta battendo le ali più spesso, riscaldavano il proprio corpo e l'alveare. Si scoprì così che le ali delle api svolgono due compiti distinti: volare e riscaldare.
Lo scienziato credente che studia le penne degli uccelli orienta le sue ricerche sapendo che ogni caratteristica delle penne ha un preciso scopo nella creazione.Le api possiedono forme di comportamento cooperativo così numerose che gli scienziati hanno cominciato a scoprire il comportamento di queste creature solo in epoca moderna.
Uno degli argomenti su cui si sono sbagliati gli scienziati evoluzionisti, che non credono che Allah abbia creato gli esseri viventi separatamente, completi e perfetti così come sono oggi, è l'assurdità degli «organi vestigiali». Secondo gli evoluzionisti, che sostengono che tutti gli esseri viventi discendano per caso da antenati del passato, nell'organismo umano esistono «organi che non svolgono alcuna funzione», rimasti dagli antenati ma atrofizzatisi nel tempo perché non più utilizzati. Gli scienziati che non credono nella creazione di Allah hanno danneggiato la scienza anche a proposito degli organi che ritenevano privi di funzione. Infatti, con il progredire della scienza, si è scoperto che questi organi considerati inutili sono in realtà estremamente importanti per l'organismo. Uno degli esempi di quanto sia errata questa opinione negativa, che rallenta il progresso della scienza, è il fatto che il lungo elenco di «organi vestigiali» stilato dagli evoluzionisti si è andato via via accorciando. L'evoluzionista S. R. Scadding esprime così questa verità nel suo articolo «Gli organi vestigiali possono essere una prova dell'evoluzione?», scritto sulla rivista «Evolutionary Theory» (Teoria evolutiva):
«Man mano che le nostre conoscenze (di biologia) sono aumentate, l'elenco degli organi vestigiali si è fatto sempre più corto... Poiché non è possibile che un organo sia privo di funzione e poiché, del resto, l'argomento degli organi vestigiali non ha carattere scientifico, giungo alla conclusione che gli “organi vestigiali” non possono costituire alcuna prova a favore della teoria dell'evoluzione».26
L'elenco degli organi umani vestigiali fu proposto nel 1895 dall'anatomista tedesco R. Wiedersheim e comprendeva circa 100 organi, come l'appendice e il coccige. Ma con il progredire della scienza il numero degli organi presenti nell'elenco di Wiedersheim diminuì sempre di più e si scoprì che questi organi hanno in realtà funzioni molto importanti. Ad esempio, si stabilì che l'appendice, considerata un organo vestigiale, fa in realtà parte del sistema linfatico, che combatte i microbi che entrano nell'organismo. Si scoprì poi che le tonsille, presenti nello stesso elenco, svolgono un ruolo importante nel proteggere la gola dalle infezioni. Furono individuate le importanti funzioni di molti altri organi ritenuti inutili: il coccige, situato all'estremità della colonna vertebrale, sostiene le ossa attorno al bacino ed è il punto d'appoggio di alcuni piccoli muscoli; il timo attiva il sistema di difesa del corpo mettendo in azione i linfociti T; l'epifisi secerne ormoni necessari. Si scoprì inoltre che la piega a forma di mezzaluna nell'occhio, indicata da Darwin come organo vestigiale, provvede alla pulizia e all'umidificazione dell'occhio.
Tutti questi esempi ci mostrano una verità: per ottenere risultati corretti e rapidi nella scienza, il punto di partenza deve essere assolutamente giusto. Allah ha creato tutti gli esseri per uno scopo, con un ordine perfetto e completo. Di conseguenza, l'obiettivo dello scienziato che studia la natura deve essere quello di portare alla luce le caratteristiche di questa perfezione in tutti gli esseri e di indagare la saggezza di ogni caratteristica che incontra.
L'effetto negativo sugli scienziati evoluzionisti e atei della consapevolezza di essersi «sforzati invano»
In realtà condurre ricerche e studi a favore di una tesi lontana dalla verità e priva di risultati è estremamente logorante anche per gli scienziati evoluzionisti. Non c'è dubbio che cadano in una grande disperazione quando comprendono che la maggior parte delle ricerche a cui hanno dedicato la vita è stata infruttuosa e non ha portato alcun beneficio. Infatti condurre ricerche scientifiche richiede grande sacrificio e disciplina. Condurre per anni in un laboratorio esperimenti od osservazioni su un argomento da cui si sa che non si otterranno risultati e, alla fine, ottenere scoperte del tutto opposte alla tesi che si voleva dimostrare ha naturalmente un effetto estremamente negativo su questi scienziati.
Il biochimico americano Michael Behe, nel suo libro «Darwin's Black Box: The Biochemical Challenge to Evolution» (La scatola nera di Darwin: la sfida biochimica all'evoluzione), che tratta dell'infondatezza scientifica del darwinismo, descrive così la psicologia vissuta dagli scienziati evoluzionisti di fronte alla verità del «progetto» emersa nella cellula vivente:
«Negli ultimi quarant'anni la biochimica moderna ha svelato una parte importante dei segreti della cellula. E la fatica spesa per questo è stata davvero enorme. Decine di migliaia di persone hanno dedicato la vita a lunghi lavori nei laboratori per scoprire questi segreti... Tutti questi sforzi per studiare la cellula proclamavano in modo chiarissimo, gridandola, un'unica conclusione: “Progetto!”. Questa conclusione era così evidente che avrebbe dovuto essere considerata una delle scoperte più importanti della storia della scienza... Questo trionfo avrebbe dovuto indurre decine di migliaia di persone a festeggiare questa grande scoperta gridando “Eureka”...»
Ma non ci fu alcuna festa, non fu espressa alcuna gioia. Al contrario, di fronte alla grande complessità scoperta nella cellula, regnò un silenzio imbarazzato. Quando l'argomento viene affrontato in pubblico, molti scienziati cominciano a sentirsi a disagio, mentre nelle conversazioni private sono un po' più rilassati: la maggior parte di loro ammette la verità evidente che ha scoperto, ma poi guarda per terra, scuote la testa e si comporta come se nulla fosse accaduto. Ma perché? Perché il mondo della scienza non fa propria la grande verità che ha scoperto? Perché il progetto evidente che è emerso viene preso con i guanti, per un lembo? Perché ammettere un progetto cosciente li costringe, volenti o nolenti, ad ammettere l'esistenza di Allah. Alcuni evoluzionisti ammettono questa depressione vissuta dal mondo della scienza. Il paleontologo evoluzionista Colin Patterson, uno dei dirigenti del Museo di Storia Naturale di Londra e autore del libro «Evolution» («Evoluzione»), nel suo famoso discorso pronunciato al Museo di Storia Naturale di New York disse queste parole passate alla storia:
«La domanda è questa: potete dirmi una sola cosa sull'evoluzione? Una cosa che sia davvero vera. Ho posto questa domanda a tutto il gruppo di geologia del nostro Museo di Storia Naturale e l'unica risposta che ho ricevuto è stata il silenzio... In seguito ho capito che tutta la mia vita era trascorsa nell'inganno di credere che l'evoluzione fosse una verità evidente».28
La maggior parte delle ricerche condotte per anni dagli scienziati evoluzionisti è finita nel nulla. È un risultato che spegne in molti scienziati il desiderio di fare ricerca.
Patterson proseguì così il suo discorso:
«Uno dei motivi per cui ho questo modo di pensare antievoluzionista è l'effetto di aver lavorato su questo argomento per 20 anni senza riuscire a scoprire nulla al riguardo. Scoprire di essere stati indirizzati nella direzione sbagliata per un periodo così lungo è un vero shock.»29 Il famoso botanico evoluzionista N. Heribert Nilsson, uno dei professori dell'Università di Lund, ammette di aver perso invano più di 40 anni dicendo: «i miei tentativi di dimostrare l'evoluzione con un esperimento durato più di 40 anni sono alla fine falliti».30 Gli esempi tratti da queste persone mostrano davvero che cosa ha perso la scienza rincorrendo una teoria estranea alla verità. Per decenni le conoscenze, il tempo, l'energia, il lavoro, i laboratori, gli assistenti e le risorse finanziarie di migliaia di scienziati sono stati sprecati per un mito vuoto chiamato evoluzione.
Ancora più interessante è il fatto che non solo gli evoluzionisti del nostro tempo, ma perfino Charles Darwin, il capofila della teoria dell'evoluzione, era spesso preoccupato di «spendere il suo tempo invano» e che alla fine «le sue speranze sarebbero state deluse».
Darwin espresse spesso questa sua preoccupazione nelle lettere scritte agli amici o nei suoi articoli.
Ad esempio, ammise così di non riuscire a trovare in natura le prove che avrebbero dimostrato la sua teoria:
«La natura è davvero del tutto ostinata e non fa ciò che voglio».31
Un'altra frase in cui Darwin ammette la propria sfiducia è questa:
«Dubito che il tempo che ho speso facendo questi miei studi (gli studi condotti per L'origine delle specie) sia valso la pena».32
Come si vede, questa teoria, che non corrisponde ai fatti ed è difesa soltanto per ragioni ideologiche, porta angoscia e disperazione anche ai suoi difensori. Tutto ciò è la conseguenza inevitabile del fatto che alla scienza è stata data una direzione sbagliata.
Le perdite causate alla scienza dalle frodi evoluzioniste
Poiché non riuscivano a trovare prove che dimostrassero la loro teoria, gli evoluzionisti hanno ingannato più volte l'umanità distorcendo le scoperte scientifiche o commettendo frodi. La più famosa di queste frodi è lo scandalo dell'«Uomo di Piltdown». Poiché non riuscivano a trovare i fossili delle creature «metà scimmia e metà uomo» che sostenevano fossero esistite, gli evoluzionisti stessi avevano fabbricato un fossile del genere. Unendo una mandibola di orango a un cranio umano e dandole, con varie sostanze chimiche, l'aspetto di qualcosa di antico, esposero per anni questo cranio come «antenato dell'uomo» nel museo più famoso del mondo. F. Clark Howell, pur essendo un evoluzionista, spiegò così la perdita che questa frode ha causato alla scienza:
«L'Uomo di Piltdown non è altro che una creatura composta da un cranio umano e da una mandibola di scimmia. Si trattava di una menzogna costruita deliberatamente. Non ammisero né che la mandibola appartenesse a una scimmia né che il cranio appartenesse a un uomo. Al contrario, dichiararono che queste parti erano reperti del periodo intermedio tra la scimmia e l'uomo. Dicendo che risaliva a 500.000 anni fa, gli diedero un nome (Eoanthropus dawsoni, o Uomo dell'Alba) e scrissero circa 500 libri su questo argomento. I paleontologi passarono il tempo con questa scoperta per quarantacinque anni».33
Un altro evoluzionista, Ernst Haeckel, autore di una frode, ha sia ammesso la frode che aveva commesso, sia messo in parole le distorsioni compiute dagli altri suoi colleghi per la loro ideologia:
«Dopo questa confessione di falsificazione dovrei considerarmi disonorato e condannato. Ma ciò che mi consola è che accanto a me ci sono centinaia di compagni colpevoli, molti osservatori fidati e biologi famosi, nei cui migliori libri di biologia, trattati e riviste pubblicati vi sono tante falsificazioni, dati inesatti e figure più o meno alterate, schematizzate e ricostruite quante nei miei».34
Il tentativo di adattare all'evoluzione le osservazioni, gli esperimenti e le ricerche condotti, e il fatto di nascondere le verità o di presentarle al pubblico alterate, hanno naturalmente danneggiato in modo considerevole il progresso scientifico. Lo scrittore evoluzionista W. R. Thompson riconosce questa verità, sia pure indirettamente, con le seguenti parole:
«Il tentativo di uomini di scienza che si uniscono per difendere un dogma scientificamente inaccettabile, e cercano di mantenerne credito agli occhi della gente eliminando le difficoltà e nascondendo le critiche, è una situazione scientificamente anomala e indesiderabile».35
L'aspetto interessante della questione è che gli evoluzionisti, attraverso le ricerche e gli esperimenti che conducono per dimostrare l'evoluzione, trovano continuamente prove che sostengono la verità della creazione.
Anche se gli evoluzionisti non lo vogliono, le scoperte scientifiche confermano continuamente la verità della creazione
Come si è detto all'inizio di questa sezione, quando la scienza viene orientata da ideologie sbagliate si ha una perdita di tempo, di denaro e di lavoro. Dal XVIII secolo la scienza è rimasta in gran parte sotto il dominio dei materialisti: quasi tutte le attività sono state indirizzate a dimostrare scientificamente la filosofia materialista, e le prove scientifiche che la confutano sono state presentate al pubblico in forma distorta.
Il risultato degno di nota, però, è che gli evoluzionisti, attraverso le ricerche e gli esperimenti condotti per dimostrare l'evoluzione, hanno continuamente trovato prove che confermano la creazione. Per chi crede nell'esistenza di Allah la scienza è molto facile e priva di fatica. Infatti studiare un sistema che esiste e cercarne le prove non crea alcuna difficoltà agli scienziati. Cercare invece una prova che non esiste è, con le parole degli stessi evoluzionisti, «noioso» e «un mal di testa».
Uno degli esempi più evidenti di questa situazione sono i reperti paleontologici del periodo Cambriano. Il periodo Cambriano è il nome dato al periodo di circa 550 milioni di anni fa in cui si incontrano le prime tracce di vita. Ciascuno degli esseri viventi esistiti in questo periodo era un essere perfetto, dotato di sistemi estremamente perfetti. Ad esempio, una specie estinta chiamata trilobite possiede una struttura oculare composta estremamente complessa; questa struttura oculare, formata da lenti, è identica a quella dell'occhio di alcuni insetti che vivono oggi, come la libellula. Secondo gli evoluzionisti, il «mal di testa» è che questi esseri dalla struttura complessa compaiono improvvisamente in questi strati senza alcun antenato. Queste scoperte scientifiche indicano in modo evidente la Creazione.
Il fossile della trilobite comparsa nel periodo Cambriano e le caratteristiche del suo occhio composto sono tra le prove della sua creazione.
Il noto scienziato evoluzionista, lo zoologo britannico Richard Dawkins, dice così a proposito del fatto che le scoperte ottenute confermano la verità della creazione:
«...Gli strati del Cambriano sono i più antichi in cui troviamo la maggior parte dei principali gruppi di invertebrati. E li troviamo, già la prima volta che compaiono, in uno stadio di evoluzione molto avanzato. È come se fossero stati collocati lì così come sono, senza alcuna storia evolutiva. Naturalmente questa comparsa improvvisa ha reso molto soddisfatti i creazionisti».36
Questa «infruttuosità» verificatasi nel campo della paleontologia è uno dei più grandi enigmi dell'evoluzione. Come abbiamo detto in precedenza, gli scienziati evoluzionisti cercano da decenni di trovare, come prova dell'evoluzione, le forme intermedie (le fasi della trasformazione di un essere vivente in un altro). Ma poiché tali esseri non sono mai vissuti sulla Terra, non sono mai riusciti a ottenere alcun risultato. Il paleontologo evoluzionista Mark Czarnecki spiega così il fatto che gli evoluzionisti non riescono in alcun modo a trovare i fossili delle forme intermedie che cercano:
«Il più grande ostacolo alla dimostrazione della teoria (dell'evoluzione) sono sempre stati i fossili... Essi non hanno mai rivelato le tracce delle forme intermedie ipotizzate da Darwin. Le specie compaiono all'improvviso e altrettanto all'improvviso scompaiono, e questa situazione inattesa dimostra ancora una volta la visione creazionista, che sostiene che le specie siano state create da Allah».37
Anche la struttura dell'occhio della libellula che vive ai nostri giorni somiglia a quella della trilobite fossile ritrovata.
Come ammettono anche alcuni evoluzionisti, gli studi che cercano un sostegno scientifico all'evoluzione finiscono nel nulla e non danno risultati positivi. Infatti ogni ricerca legata alle tesi degli scienziati evoluzionisti secondo cui tutto sarebbe nato per caso pone davanti a loro una verità evidente: la verità che tutti gli esseri viventi sono stati creati in modo perfetto da Allah, Signore dei cieli e della terra...
Conclusione
Intorno a noi e nell'universo in cui viviamo esistono innumerevoli prove della verità della creazione. Il sistema straordinario di una zanzara, l'arte magnifica delle ali di un pavone, un organo complesso e perfetto come l'occhio e milioni di altri esseri sono, per chi crede, prove dell'esistenza di Allah e della Sua sapienza e intelligenza superiori. Anche uno scienziato che accetta la verità della creazione, studiando la natura con questo pensiero, trarrà grande gioia da ogni osservazione che compie e da ogni esperimento che conduce, e ne riceverà una forza che lo spingerà a nuove ricerche.
Credere in una superstizione come l'evoluzione e cercare di difenderla senza fondamenti scientifici provoca negli scienziati un disagio psicologico. L'armonia dell'universo o l'ordine degli esseri viventi sono per loro una grande fonte di disagio. Le seguenti parole di Darwin descrivono davvero lo stato d'animo di tutti gli evoluzionisti:
«Pensare all'occhio mi ha spesso raffreddato nei confronti della mia teoria. Ma a poco a poco mi sono abituato a questo problema. Ancora oggi alcune strutture evidenti della natura mi mettono molto a disagio. Ad esempio, la vista delle penne di un pavone mi fa quasi impazzire».38
Le penne del pavone, come tutte le altre innumerevoli prove della creazione presenti in natura, turbano continuamente gli evoluzionisti. In queste persone, che chiudono gli occhi davanti alle prove evidenti che vedono, nascono naturalmente un'indifferenza verso la verità e, a essa legato, un disturbo del giudizio. L'evoluzionista Richard Dawkins, che si spinge fino a dire rivolgendosi ai cristiani: «anche se vedeste una statua salutarvi con la mano, non pensate di trovarvi di fronte a un miracolo... è una coincidenza molto improbabile, ma forse tutti gli atomi del braccio destro della statua potrebbero, per caso, tendere a muoversi nello stesso istante nella stessa direzione», è un esempio tipico di questo disturbo del giudizio.
Perché la scienza possa svilupparsi, questi residui del XIX secolo devono essere messi da parte e servono scienziati dalla mentalità moderna, che non esitino ad accettare la verità che vedono.
Il motivo per cui le penne del pavone «facevano star male Darwin» è che esse mostrano chiaramente l'esistenza di un Creatore supremo.