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AZTRENDEFRESNLRUITSQBSROKYDA

Nel Corano non ci sono errori di grammatica

Ho preparato una risposta allo scritto intitolato “Gli errori grammaticali nel Corano”, lanciato da siti stranieri anti-islamici come Answring İslam e condiviso anche dagli atei turchi -benché la maggior parte di loro stessi non sappia se queste accuse siano vere o no-. In precedenza non ho visto alcun sito o autore che abbia risposto. In genere sono state fatte obiezioni del tipo “differenze di dialetto arabo” ma nessuno ha dato una spiegazione dettagliata. Anche se è lungo, ho cercato di spiegarlo il più possibile a un livello che tutti possano capire. Buona lettura, sarei lieto se lo condivideste per rispetto del lavoro.

  1. Presunto errore: errore di i’rab della parola “Sabii’ler” che compare nel versetto 69 di al-Ma'ida.

In arabo le parole prendono un i’rab secondo la loro posizione. Per esempio i nomi in forma plurale, se vengono come soggetto, diventano “merfu”. Terminano con “u’ne” [ون ]. Ma se nella frase vengono come oggetto, diventano “mensup”. Terminano con “i’ne”[ين]. Tuttavia i casi di essere mensup e merfu non si limitano a questi. Se all’inizio delle parole vengono le “particelle di nasb” come “inne, enne” [أن إن], i soggetti si scrivono ancora con “i’ne” [ين]. Poiché il versetto 69 di Al-Ma'ida, che è il nostro argomento, inizia con la particella di nasb “inne” [إن], la parola “sabiiUNE=الصَّابِئِينَ” che nel versetto ha il senso di “Sabii’ler”, essendo il nome di inne, avrebbe dovuto essere “sabi’İNE=صابئين”. Infatti con lo stesso i’rab in Al-Baqara 62 e nel versetto 17 di Al-Hajj è venuta nella forma “Sabi’İNE=صابئين”.

Quanto alla risposta: in precedenza avevo detto “L’unico motivo per cui gli atei credono di trovare errori nel Corano è l’ignoranza”. Anche questa accusa lo conferma. Perché, come spiegherò tra poco, chi conosce le altre caratteristiche della lingua non lancerebbe un’accusa del genere dicendo “abbiamo trovato un errore!”.

In arabo c’è una caratteristica che chiamiamo “takdim ve tehir” cioè “anticipazione e posticipazione”. Per esempio formando una frase in turco, invece di dire “Ben, İstanbul’a gittim” possiamo dire la frase in modo un po’ più enfatico dicendo “İstanbul’a gittim ben!”. L’unica cosa che facciamo è cambiare il posto di soggetto, predicato e oggetto. Allo stesso modo anche in arabo, cambiando il posto di soggetto e oggetto, si può aggiungere alla frase un senso forte. Il miglior esempio di ciò è la seguente espressione che compare nel versetto 13 di At-Taghabun: “ve ale Allahi fe-l yetevekkelil müminun= وَعَلَى اللّٰهِ فَلْيَتَوَكَّلِ الْمُؤْمِنُونَ” Normalmente questa espressione avrebbe dovuto essere nella forma “fe-l yetevekkelil müminune ale Allahi= فليتوكل المؤمنون على الله” [seguendo la regola fiil + fail+ meful]. Ma cambiando di posto oggetto, soggetto e predicato ha aggiunto al versetto il senso “i credenti confidino SOLTANTO in Allah”. Se avesse scritto nel modo che ho detto, avrebbe avuto il senso “i credenti confidino in Allah”.

Ora che abbiamo capito questa regola, torniamo al versetto 69 di al-Ma'ida: anche in questo versetto c’è un “takdim ve tehir”. Il versetto, secondo moltissimi dotti della lingua, è così: “إن الذين آمنوا والذين هادوا من آمن باللّه واليوم الآخر وعمل صالحا فلا خوف عليهم ولا هم يحزنون والصابئون والنصارى كذلك Certamente, le persone che hanno creduto e gli ebrei.. [di costoro] chiunque ha creduto in Allah e nel giorno ultimo e ha compiuto consapevolmente opere correttrici, allora non c’è più per loro alcun timore e loro non si rattristano. Anche i Sabei e i cristiani sono come questo”

La parola “Sabii’ler” è in posizione di soggetto ed è indipendente da inne. Applicando un takdim è stata portata all’inizio, perciò è stata scritta come merfu nella forma “Sabi’une=الصَّابِؤُونَ”. Queste cose che dico non le ho inventate da te stesso, secondo moltissimi dotti della lingua come “sibeveyh, zeccac, zamahşeri, el Halil” il takdir del versetto è questo.

Secondo un’altra spiegazione, in questo versetto “inne=ان” non è una particella di nasb, è usata nel senso di “sì”. Per esempio un poeta ha detto questo: ويقلن شيب قد علاك وقد كبرت فقلت إنه] “[le donne] ‘la tua testa è incanutita e sei invecchiato’ dicono. [e io] sì (İNNEh=انه) ho detto.]” Qui “inne=إن” è usata nel senso di “sì”. (kurtubi)

  1. Presunto errore: nel versetto 162 di An-Nisa, mentre tutti i nomi vengono come soggetto [müpteda] merfu cioè nella forma “u’ne=ون”, il nome “mukimİ’NE=مقيمين”, che ha il senso di “coloro che eseguono [la preghiera]”, è venuto come mensup.

Di nuovo un’accusa di errore derivante dall’ignoranza. In arabo una parola può essere resa nome mensup nel senso di “In particolare….intendo questi”. Sibeveyh, portando esempi da alcuni testi, ha detto che il versetto ha il senso di “in particolare coloro che eseguono la preghiera”. Uno di questi testi è il seguente: وكل قوم أطاعوا أمر سيدهم إلا نميرا أطاعت أمر غاويها الظاعنين ولما يظعنوا أحدا والقائلون لمن دار نخليها Ogni popolo ha obbedito all’ordine dei suoi signori eccetto i numeyriler. Loro hanno obbedito all’ordine dei più sfrenati tra loro. in particolare intendo quei viaggiatori che non lasciano nessuno sulla strada Dai Noi in questo dirupo a chi lasciando ce ne andremo, persone che dicono” (traduzione e citazione: kurtubi) Per esempio qui la parola “ez zaınİN=الظاعنين” è venuta come mensup. Normalmente avrebbe dovuto venire merfu. Ma è venuta mensup nel senso di “in particolare, intendo questi”. Di conseguenza anche nel versetto in questione è venuta mensup nel senso di “intendo in particolare coloro che eseguono la preghiera”. (zamahşeri)

  1. Presunto errore: nel versetto 63 di Ta-Ha l’espressione “in hezeni=إن هذان”, a causa di “in” alleggerito, che è una particella di nasb, avrebbe dovuto essere mensup nella forma “in hezeyni=هذين”.

Risposta: Non è necessario, anche qui in arabo esiste un uso di questo tipo. Per esempio si dice “in zeydun lemuntalikun=إن زيد لمنطلق” [Zeyd, verrà di certo]. (Zamahşeri: keşşaf) anche in questa espressione c’è “in”, è venuta con il lam di tekid come nel versetto in questione ma il nome “zeyd” invece di venire mensup nella forma “zeyden” è venuto nella forma “zeydun”. Di conseguenza anche in questo versetto non c’è alcun problema grammaticale.

  1. Presunto errore: le espressioni che compaiono nel versetto 177 di Al-Baqara “La vera bontà, chi in Allah… ha creduto, il bene che ama ha dato… la preghiera ha eseguito… di nessuno… quando danno la parola mantengono fede alla parola e di coloro che pazientano [è la bontà]…” in realtà non avrebbero dovuto essere nella forma “ha creduto, ha dato, ha eseguito” ma al presente nella forma “che crede, che dà, che esegue”. Inoltre mentre l’espressione “coloro che pazientano” avrebbe dovuto essere nella forma “sabirune=الصابرون”, è stata scritta nella forma “sabirine=صابرين”.

La prima accusa non è valida. Perché in questo versetto è stato usato il verbo al passato in quanto è dato come esempio il bene fatto da una persona che ha creduto, ha dato il bene che ama, ha eseguito la preghiera e così ha dimostrato la sua sincerità. Non c’è alcuna prova che si debba per forza usare un verbo al presente. Del resto nel Corano in generale, invece di “O voi che credete!”, dicendo “O persone che avete creduto!” si usa il verbo al passato. Inoltre ci sono moltissimi versetti in cui il verbo al passato è usato al posto del presente e del futuro. Per esempio il versetto 27 di Fatir “Non hai visto che Allah ha fatto scendere dal cielo un’acqua? Poi con essa abbiamo fatto uscire prodotti di vari colori” le parole usate secondo questa logica avrebbero dovuto essere usate al presente nella forma “fa scendere…facciamo uscire”. Ma la struttura della lingua mostra che, secondo il caso, il verbo al passato è usato al posto del futuro. Inoltre persino gli eventi che accadranno nel giorno della resurrezione sono narrati in moltissimi versetti con il verbo al passato nella forma “Allah ha detto così… Il Libro è stato posto, sono stati condotti all’inferno e al paradiso”. Potete controllare: (39:68; 75:8,9; 25:30; 7:44-48; 6:128; 20:125,126; 23:112-114) Pensiamo in modo logico: Se un tale uso della lingua fosse stato un “errore”, gli arabi di quel tempo si sarebbero opposti dicendo “c’è un errore”. Ma al contrario di un errore, poiché il loro stesso uso della lingua era così, nessuno vi si è soffermato, neppure i dotti della lingua si sono soffermati su questa cosa.

Quanto all’altra accusa, la parola “sabirine=صابرين” nel versetto è venuta mensup nel senso di “Intendo in particolare coloro che pazientano”. A questo è stato risposto nella 2. Accusa.

  1. Presunto errore: nell’espressione del versetto 59 di Al 'Imran “…Allah, adamo dalla terra ha creato, poi ha detto ‘sii’ e quello fu” l’espressione “fu” che vi si trova il verbo al presente in realtà con il verbo al passato avrebbe dovuto essere “kane=كان”. Ma con il verbo al presente scrive “yekunu=يكون”. È come se desse al versetto un senso come “ha detto ‘sii’, e quello ecco diviene”. Nella 4. accusa avevo dato gli esempi sul fatto che il verbo al passato è usato al posto del futuro. Allo stesso modo anche il racconto al passato può essere narrato con il verbo al futuro.

Per esempio nel versetto 102 di Al-Baqara compare l’espressione “...me tetlu-ş seyatinu=ما تتلو الشياطين”. “tetlu=تتلو” è un verbo al presente. Normalmente, nella forma “me TELETi-ş şeyatinu=ما تلت الشياطين”, si sarebbe dovuto usare il verbo al passato scrivendo “telet=تلت”. Ma poiché è un racconto al passato è stato usato il presente. Aggiunge alla frase in un certo senso il significato “alle cose che i demoni stanno leggendo.”. Anche al versetto in questione dà in un certo senso il significato “Allah, dalla terra lo aveva creato, poi gli aveva detto ‘sii’, e quello ecco era divenuto”. Che questo versetto, essendo un racconto al passato, sia narrato con il verbo al presente, lo hanno detto moltissime persone dotte della lingua come zamahşeri, Nehhas.

Di conseguenza anche in questo versetto non c’è un errore, nell’accusa c’è un abbaglio derivante dall’ignoranza.

  1. Presunto errore: è l’espressione “eserru-n necve ellezine zalemu=وَأَسَرُّوا النَّجْوَى الَّذِينَ ظَلَمُوا” che compare nel versetto 3 di Al-Anbiya. Poiché è una frase verbale, una volta menzionato “ellezine zalemu =الذين ظلمو” che è il fail, il verbo avrebbe dovuto essere singolare. Cioè l’espressione avrebbe dovuto essere nella forma “eserra-n necve… =أسر النجوى…”.

Perché la risposta a questa accusa di errore (!) sia compresa meglio, diamo anzitutto un esempio dell’accusa di errore. Per esempio se volessimo formare una frase verbale nel senso di “gli studenti sono usciti [dalla classe]” diremmo “harece-t tullebu=خرج الطلاب”. Il verbo lo diciamo al singolare nella forma “è uscito” non nella forma “sono usciti”. Perché la parola “tullebu=الطلاب”, che è il fail della frase, è stata Menzionata. Ma se non avessimo Menzionato il fail nella frase, diremmo “sono usciti” nella forma “haracu=خرجو”, il “و” finale prenderebbe il posto del fail.

L’amico che ha lanciato l’accusa ha pensato che l’espressione “ellezine zalemu =الذين ظلمو” che compare nel seguito del versetto sia il fail, mentre questa espressione non è il fail, è un bedel. Per esempio nel senso di “le persone in casa cioè i figli di Abdullah se ne sono andati” si dice “inne-lleziyne fi-d dari intaliku benu Abdullah =إن الذين في الدار انطلقوا بنو عبداللّه”. Qui il verbo “intaliku=انطلقوا” al plurale, e l’espressione “benu Abdullah=بنو عبد الله” menzionata nel seguito è anch’essa un bedel. Ha dato alla frase il senso “le persone in casa, CIOÈ i figli di Abdullah”. (kurtubi) perciò l’espressione “ellezine zalemu=الذين ظلمو” nel versetto in questione è un bedel. In conclusione, di nuovo, non c’è un errore grammaticale.

  1. Presunto errore: è l’espressione “hezeni hasmeni ihtesamu fi rabbihim=هَذَانِ خَصْمَانِ اخْتَصَمُوا فِي رَبِّهِمْ” che compare nel versetto 19 di Al-Hajj. Qui le espressioni “hezeni hasmeni=هَذَانِ خَصْمَانِ” sono tesniye cioè duale. Ha il senso di “Questi due, sono due parti in causa”. Ma l’espressione “ihtesamu =اختصمو” che compare nel seguito non è tesniye ma cemi cioè plurale. Normalmente si sarebbe dovuto dire “ihtesama=اختصما” come tesniye cioè duale.

Risposta: l’espressione “hezeni hasmeni =هَذَانِ خَصْمَانِ” è secondo il lafz, l’espressione “ihtesamu=اختصمو” invece è secondo il senso. Perché dicendo “Queste due parti in causa”, si intende il senso “Questi due [gruppi] in causa”. Il tesniye è venuto secondo il lafz. L’espressione plurale “sono entrati in causa” invece è venuta secondo il senso. Un uso simile c’è anche nel versetto 16 di Muhammad. “minhum men yestemiu ileyke=منهم من يستمع إليك” cioè nell’espressione “Tra loro c’è chi ti ha prestato orecchio.” il “chi” [من] che vi compare, poiché è singolare nel lafz ma plurale quanto al senso, nel seguito del versetto si è detto “hatte ize haracu=حتى إذا خرجو” cioè “Finché QUANDO SONO USCITI”. Mentre qui l’espressione “sono usciti” è plurale. Perché è stato usato il plurale secondo il senso. (zamahşeri) di conseguenza anche in questo non c’è un errore grammaticale.

  1. Presunto errore: nell’espressione “vein taifeteyni min-el müminine ikteatulu, fe eslihu beynehume= وَإِن طَائِفَتَانِ مِنَ الْمُؤْمِنِينَ اقْتَتَلُوا فَأَصْلِحُوا بَيْنَهما” che compare nel versetto 9 di Al-Hujurat, le espressioni “due gruppi” e “tra loro due” sono tesniye cioè duale, ma l’espressione “hanno combattuto (se)” è plurale. Normalmente avrebbe dovuto essere nella forma “ikteatela=اقتتلا”.

Risposta: Nella precedente accusa la risposta a questo è già stata data. Le espressioni “due gruppi” e “tra loro due” sono tesniye secondo il lafz; l’espressione “hanno combattuto” invece è plurale secondo il senso.

  1. Presunto errore: nell’espressione “rabbi levla ehharteniy ile ecelin garibin fe essaddeka ve EKUN minessalihin=رَبِّ لَوْلَا أَخَّرْتَنِي إِلَى أَجَلٍ قَرِيبٍ فَأَصَّدَّقَ وَأَكُن مِّنَ الصَّالِحِينَ” che compare nel versetto 10 di Al-Munafiqun, l’espressione “ekun=أكن”, poiché è legata a “fe=ف” che compare prima, avrebbe dovuto essere nella forma “ekune=اكون”. Perché il verbo “fe essaddeka =فاصدق” a cui è connessa è mensup con “fe=ف” che è la risposta alla domanda. Di conseguenza avrebbe dovuto scrivere “ekune=اكون”.

Risposta: il verbo “ekun=أكن” si è coordinato al mahal del verbo “essaddeka=أصدق”. Il mahal di quello, poiché è una frase di risposta, è terminato nella forma “ekun=أكن”. Normalmente la frase è nel takdir di “…essaddek ve ekun=أصدق واكن”. La lettera “fe=ف” venuta come risposta alla domanda ha fatto nasb del verbo “saddek”, il verbo “ekun=أكن” è diventato una coordinazione al suo mahal. Di conseguenza è un versetto corretto dal punto di vista della grammatica.

  1. Presunto errore: l’espressione “vessemai ve MA benahe=وَالسَّمَاء وَمَا بَنَاهَا” nel versetto 5 di Ash-Shams normalmente avrebbe dovuto essere nella forma “…ve MEN benahe=ومن بناها”. Perché il suo significato è nel senso di “giuro sul cielo e su colui che lo ha fatto”. Dato che chi l’ha fatto è Allah, sarebbe dovuto venire “men=من” usato per gli esseri coscienti ma è venuto “ma=ما”.

Risposta: Qui “ma=ما” ha funzione di mastar cioè il senso del versetto non è “A colui che lo ha fatto” ma “Alla sua struttura”. (zad’ul mesir) anche se lo accettiamo come ismi mevsul non sorge comunque un problema. Perché “ma=ما”, proprio come la lettera “bi=ب” cioè “con” può essere usata, sia nel kur’an sia in altri testi, l’una al posto dell’altra con “fi=في” cioè “dentro”, può essere usata anche al posto di “men=من”. Infatti il kur’an non solo in questo versetto ma anche in altri versetti ha usato “ma=ما” per Allah.

  1. Presunto errore: versetto 11 di Fussilat “si è volto al cielo che era in stato di fumo. A esso e alla terra…ha detto. Quei due dissero ‘siamo venuti volentieri’”

In questo versetto l’espressione “dissero” cioè “kaleta=قلتا” è venuta correttamente come tesniye. Ma l’espressione “tai’ıyn=طائعين” nel seguito è venuta plurale e maschile. Invece “cielo e terra” non sono nomi maschili, ma femminili. Poiché nel numero sono due avrebbe dovuto scrivere “tai’ıteyni=طاعئتين”.

Risposta: La parola “sema=سماء”, che ha il senso di “cielo”, anche se singolare può essere usata anche al posto del plurale. (müfredat: سما, nel corano ce n’è un esempio) cioè il versetto può avere il senso “si è volto ai CIELI che erano in stato di fumo”. È venuto plurale quanto al senso; singolare quanto al lafz. L’espressione “quei due dissero” è venuta tesniye quanto al lafz. L’espressione “siamo venuti volentieri” è venuta plurale quanto al senso. Quanto al suo uso in forma maschile, è dovuto al fatto che sono stati messi nella posizione di esseri coscienti. Perché, secondo la regola “ogni plurale non cosciente ha il valore di un’unica femmina”, il cielo e la terra di cui parla il Versetto non avrebbero dovuto essere presentati come coscienti. Ma poiché sono stati considerati coscienti, sono venuti in forma maschile. (zamahşeri)

  1. Presunto errore: versetto 56 di Al-A'raf “…In verità, la Misericordia di Allah è vicina ai buoni.” Qui la parola “è vicina” cioè “karibun=قريب” è maschile. Ma la parola “rahmet-allahi=رحمة الله” è femminile. Normalmente, secondo la concordanza di genere tra soggetto e predicato, avrebbe dovuto essere femminile nella forma “karibetun=قريبة”. Perché la parola “rahmet=رحمة” è femminile.

Risposta: La parola “Rahmet=رحمة” non è un femminile reale. Cioè nella forma “rahm=رحم” ha senso maschile. Poiché non è reale, il suo predicato è venuto maschile. (Zamahşeri:keşşaf) per esempio la parola “nisvetun=نسوة” significa “donne”. Ma, poiché la sua femminilità non è reale, anche nel versetto 30 di Yusuf è stato usato il verbo maschile “ka’le=قال”.

Secondo un’altra possibilità questa parola è venuta maschile perché è usata nel senso di distanza. (Ferrâ)

  1. Presunto errore: versetto 160 di Al-A'raf “li abbiamo divisi in dodici tribù” La parola “tribù” che compare nell’espressione “dodici tribù” in questo Versetto è venuta plurale nella forma “esbaten=اسباطا”. Mentre nei numeri sopra il 10 il madud viene singolare, perciò avrebbe dovuto scrivere al singolare nella forma “sebten=سبطا”.

Risposta: la parola “esbaten=اسباطا” non è madud, è bedel o ha funzione di temyiz. (Beydavi) in un certo senso si è detto “Li abbiamo divisi, cioè le stirpi, in dodici”.

Inoltre, per quanto si sappia che prima che il Corano fosse fatto libro esistevano testi arabi, questi non vanno oltre semplici scritte murali e alcune ricevute commerciali e IL CORANO È IL PRIMO LIBRO SCRITTO IN ARABO. In questo contesto per le regole di ortografia e grammatica araba l’unica opera scritta, l’unica fonte è il Corano. Cioè il Corano è una fonte che dà la direzione alla lingua araba.

In conclusione nel Corano non c’è alcun errore grammaticale.